15 giugno, giorno di gratitudine

Non ho foto di questo 15 giugno, ma gli sono grata perché è stato il giorno di Anna e del suo esame, del suo appassionato discorso da aspirante attivista per i diritti umani, del suo volere festeggiare insieme gli 80 anni della nonna compiuti oggi organizzando una cenetta informale di pesce pescato e fritto e gelato a Numana.

Il giorno dell’orgoglio di madre e della gratitudine di figlia, della consapevolezza che siamo simili con una per carattere e slancio verso la vita, con l’altra nel ritrovarsi simili nel modo di accompagnare e di vivere come madri gli eventi importanti dei figli.

Il giorno dell’ansia per un esame per la prima volta non tuo – ma con gli stessi sintomi psicosomatici -, dei piccoli momenti di complicità che ci ha regalato nei preparativi, della condivisione dell’ascolto rubato del colloquio con i colleghi storici (in un momento di percezione gioiosa che questa scuola è ancora la mia casa).

Nell’esposizione preparatoria dell’elaborato la sera prima, Anna ha riletto il senso del suo intervento attraverso una poesia di Bruno Tognolini, che recita e interpreta come cosa sua, in cui commossa l’ho riconosciuta.

Rima della rabbia giusta

Tu dici che la rabbia che ha ragione
È rabbia giusta e si chiama indignazione
Guardi il telegiornale
Ti arrabbi contro tutta quella gente
Ma poi cambi canale e non fai niente
Io la mia rabbia giusta
Voglio tenerla in cuore
Io voglio coltivarla come un fiore
Vedere come cresce
Cosa ne esce
Cosa fiorisce quando arriva la stagione
Vedere se diventa indignazione
E se diventa, voglio tenerla tesa
Come un’offesa
Come una brace che resta accesa in fondo
E non cambia canale
Cambia il mondo.

È la ragazza che si infervora, con il piglio deciso e l’occhio lucido. Lo stesso che ha mostrato oggi mentre passava in rassegna lo stato della democrazia nel mondo (anche se la poesia non l’ha recitata).

Mentre eseguiva (in chiusura d’esame) al pianoforte il Cavaliere della storia infinita di Rambaldi – un pezzo che ama suonare e che sente suo – ho rivisto scorrere in fotogrammi il suo percorso triennale, le amicizie, le esperienze, i progetti che ha vissuto (e che il Covid le ha drasticamente ridotto), il sentirsi a casa alle Donatello. Tutti gli adulti di riferimento che sono rimasti a scuola erano lì con lei. E anche alcuni amici.

Tre anni in cui si è fatto tutti di necessità virtù. E che l’hanno vista sbocciare.

Liberi di seguire le tracce

Pubblicato oggi un mio contributo sul blog di Italian Writing Teachers a proposito del conciliare scrittura autentica e scrittura su traccia nel Writing Workshop. L’articolo è la prima parte di una riflessione che proseguirà insieme alla mia amica e collega Daniela Pellacani. Tutto parte però dai testi del lunedì che dovevo scrivere alla scuola elementare, in un nuovo testo libero finito di scrivere di domenica. Buona lettura!

Scuola bene comune

Anche se sono passati alcuni giorni, voglio esprimere la mia gioia e la sorpresa anche per questo attestato di civica benemerenza al “Gruppo genitori e nonni Istituto Comprensivo Cittadella – M. Hack– hanno testimoniato senso civico e capacità di dedizione al bene comune, nonché amore per la cultura mettendo a disposizione tempo e competenze per contribuire all’allestimento dell’aula 3.0 e della biblioteca delle “Donatello” e altri ambienti contribuendo alla cura e alla manutenzione dei plessi scolastici”.

Se un Istituto è comunità educante in cui tutti cresciamo insieme e se i suoi ambienti sono vissuti e interpretati come bene comune significa che la scuola ha fatto bene il suo lavoro. Sono stati citati forse due dei progetti che negli anni hanno chiesto un contributo più intenso e prolungato nel tempo in termini di supporto e ho chiari in testa con gratitudine i volti e i nomi di alcuni dei genitori (e del personale e di loro famigliari) che ci hanno aiutato a “costruire” sia l’aula 3.0 sia la biblioteca (due ambienti di apprendimento per cui ho speso tempo ed energie prima nella progettazione, poi nella gestione). Ma ho partecipato – come insegnante e come madre – alle inaugurazione di aule e giardini anche delle due primarie che hanno visto impegnati, accanto ai docenti e al personale, nonni e genitori in turni di servizio volontario nel tempo libero per rendere bello l’ambiente di apprendimento dei loro figli ma anche di chi verrà dopo. E questo è un regalo per tutta la comunità cittadina.

Buon viaggio, nonno Elio

Varano, 27/04/2021

Carissimo nonno Elio, 

siamo qui come prima della partenza per un viaggio per salutarci con alcune parole e una raccomandazione.

Non ci vedremo di persona, da ora in poi, ma la tua presenza è viva tra noi e, qualora servisse, abbiamo accumulato ricordi e oggetti sufficienti per mantenerla tale. Perché siamo noi a dover fare provviste e bagagli, stavolta.

Il baule dei ricordi sarà pieno dei tuoi numerosi aneddoti, della tua risata squillante e coinvolgente, del tuo compiacimento nel fare le battute, delle tuoi buffi trucchi di magia per far spuntare qualche regaletto, del tuo sorriso accogliente e grato per le nostre visite, delle partite a scacchi, del tuo canticchiare di sottofondo in giro per la casa, del tuo alzarti e cercare su dizionari d’epoca espressioni e pronunce… Un posto privilegiato avranno i pranzi di Natale e tutte le feste celebrate insieme, che per noi avevano il significato di “famiglia”, le imitazioni che Anna piccolissima faceva della tua camminata affaticata che mescolava buffamente con quella dei sette nani, i lavoretti in garage con Marta e Luca.

Basta girarsi attorno e imbattersi nei giocattoli e nei manufatti costruiti per noi; nei libri sulla guerra d’Africa, nella collezione di penne e negli oblò che sono in mansarda; nei capolavori ricordo di scuola e nelle storie dei tuoi ex studenti con cui ti piaceva ritrovarti e di cui conservavi una lucidissima memoria – perché in famiglia sei stato “il professore” prima di tutti noi -; nelle guide rosse per i giorni andati degli alpitour di famiglia; nelle scatole di banane con gli articoli da smerciare ai mercatini dell’antiquariato, dove andavi per vendere ma spesso compravi; nel garage con gli attrezzi per costruire e riparare, perché i nonni sanno aggiustare quasi tutto; nel cosiddetto studiolo del principe, il tuo rifugio che hai ceduto prima a chi studiava all’università e poi a chi giocava a fare la strega; negli oggetti meravigliosi delle vetrinette e nella cioccolata al peperoncino, che ogni tanto qualche topino faceva sparire… 

Ogni cosa racconta pezzi di una vita lunga e felice che abbiamo potuto accompagnare fino agli ultimi istanti a casa, e di questi tempi non è stato poco. Avremmo avuto bisogno di altre partite a scacchi, di altre riparazioni, di ulteriori storie e di pistole e di spade di legno: ma dovremo farci bastare quelle raccolte finora. 

Il primo ricordo di Marco è quando leggevate sul lettone; ieri a casa nostra ti abbiamo salutato leggendo, e i libri sul lettone ci hanno consolato un po’. Ci sembra una bella eredità alla nostra portata, visto che la manualità non ci appartiene tanto: continueremo a conoscere, a incuriosirci, a osservare, a far parlare gli oggetti e la loro memoria. 

E tu – questa è la raccomandazione – tienici una mano sulla testa, perché ne abbiamo bisogno. Noi continueremo a pregare per te, in macchina andando a scuola, nel modo raffazzonato in cui riusciamo.

Buon viaggio, nonno Elio, ti vogliamo bene, tanto bene.

(a Elio Riccini, mio suocero)