Dentro questa storia c’è anche la mia

Con Anna ai 150 anni dell’Azione Cattolica #AC150 #futuropresente

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LiberAzione

25 aprile tra racconti di famiglia e pensieri sulla scuola

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Di scorze e silenzi

Posto ora una serie di appunti di qualche giorno fa, su scorze e silenzi.
Nella mia percezione gli anconetani di certo, i marchigiani forse (meno quelli del sud che ho conosciuto), hanno una sorta di scorza difficile da penetrare che nasconde un cuore generoso e che fa soffrire chi arriva dai vari sud, dove il sole scalda di più e schiude i gusci. Ne ebbi la netta percezione dopo un periodo vissuto fuori, quando tornai col mio guscio deformato e incapace di riadattarsi alla perfezione alla forma di quelli altrui.

Ne ritrovo spiegata l’essenza nelle parole del critico ed editore anconetano Carlo Antognini, in queste giorni riemerse da qualche archivio e rimbalzate sui profili fb, creando anche false attribuzioni. le_marche_viste_da_satellite
“Il volto più vero delle Marche, anche se il meno appariscente, è quello di una regione di laboriosa e virile solitudine, abitata da gente avvezza a fare i conti con se stessa, a non ammettere niente di grande, niente di straordinario in nessun fatto e in nessun uomo; un popolo, dunque, che la pratica quotidiana del mare e dei campi ha reso taciturno, appartato, schivo alle facili aperture, e tuttavia più incline alla malinconia che alla tristezza, più all’interrogazione che all’angoscia.” (Carlo Antognini, 1971)

Finora avevo trovato riscontro in una poesia in vernacolo anconetano di Eugenio Gioacchini, detto Ceriago, che parla delle crocette:
“Io guardo ‘sta cruceta sbruzulosa / cun ‘st’anima gentile; cià qualcosa / del caratere nostro anconità; /rozo de fòra, duro, un po’ vilà // ma drento bono, un zuchero, ‘n’amore … / ché nun conta la scorza, conta el còre”.

Accostando i due testi mi vengono alla mente altre considerazioni, come se una cifra costitutiva dell’appartenenza alla nostra regione andasse trovata nell’adattamento millenario al territorio, tra mare e campagna, da cui trarre sostentamento, come se quel trasformare il territorio – coste, porti, coltivazioni – di fatto prevedesse un assorbimento delle sue caratteristiche: le scaglie tolte (di pietra e di mare, come direbbe Montale) si mettono addosso per consentire al grano, alla vite di crescere…

In ogni caso quella laboriosità generosa riemerge schietta nei momenti come questi, in cui la terra scagliosa si scrolla di dosso la nostra presunzione di poter fare i conti senza di lei generando altre scaglie, altre macerie. E crea il miracolo della “social catena” che un altro Marchigiano auspicava per altre battaglie.

Una storia che si rinnova

Il 1° settembre, giorno in cui comincia ufficialmente un nuovo anno scolastico, è anche il compleanno de “La storia infinita” – che è anche il mio libro preferito di ragazzina -: mi sembra un ottimo auspicio per tutti gli insegnanti che, attraverso la lettura, l’apprendimento, un libro (cartaceo* o digitale che sia), augurano ai propri alunni di appassionarsi e di trovare la loro strada.


Buon anno scolastico, colleghi!
(*anche se quel volume foderato di velluto rosso con un auryn in copertina aveva un fascino irripetibile, senza contare che tu sfogliavi lo stesso libro che stava leggendo Bastian: pura magia!)
P.S. In malam partem si potrebbe dire che “La storia infinita” è quella del nostro lavoro a scuola, ma oggi voglio interpretarla con poesia e disinnescare questo tipo di commento.
 

Quando questa casa era rosa salmone

Un post per dire che il web non rimuove niente. Neanche quei siti appoggiati a piattaforme che hanno chiuso il loro servizio. Un mio amico, in un giro di recuperi sulla rete, ha riesumato il mio blog nella precedente versione – quella rosa salmone come il palazzo in cui vivo – che risiedeva in splinder. Poi lo feci migrare su wordpress, ormai cinque anni fa, anche se cominciai a scrivere sempre meno, a causa dell’affermarsi dei social. Ma vedere i post di allora, nei “colori” originari è in qualche modo emozionante. Tutto qui. (Le considerazioni a margine sulla memoria del web, in parte anche inquietanti, le lascio ad altri o ad un altro momento).