Historia magistra vitae

Nell’ultima lezione di storia in videoconferenza toccava alla crisi del Trecento e alla “Peste Nera”, l’epidemia di peste che decimò la popolazione europea con un decorso lungo anni. Differenze e analogie emergevano dai commenti e dalle domande, dai confronti tra la situazione sanitaria di allora in Europa e quella attuale (“ma in Africa quali saranno le conseguenze della pandemia oggi?” ci siamo chiesti).
Ma non ci siamo fermati alla crisi, abbiamo visto cosa è cambiato dopo, le soluzioni tecniche per superarla, la ripresa dopo fatti tremendi.
Ecco, oggi la storia ci ha insegnato che poi se ne esce e si va avanti, si fa di necessità virtù e si spezza il circolo vizioso che sembra non finisca con un nuovo ciclo di cause e conseguenze positive, nessi che la storia analizza consentendoci di riconoscere i processi storici, oltre che le permanenze e le trasformazioni, e di poter trarre insegnamenti per l’oggi.
Ora, certo, si tratta di passarci attraverso meglio che si può. Non è certo una cosa da poco, ma c’è una prospettiva in avanti, almeno.
Penso che i ragazzi abbiano capito.

(L’immagine in copertina raffigura la sepoltura delle vittime della Peste Nera a Tournai, in Belgio: miniatura del 1353 circa; fonte https://www.focus.it/cultura/storia/la-morte-nera-in-europa-venne-da-est)

Il Padre

La forza della preghiera, la nostra fragilità consegnata alla misericordia, le parole necessarie e la Parola che rinfranca, il silenzio e l’adorazione, la pioggia e la benedizione, i passi incerti e il raccoglimento, l’abbraccio simbolico e gli abbracci tra noi. Tutti nella stessa barca, tutti figli dello stesso Padre, fratelli.

La pagina della Santa Sede sul Momento straordinario di preghiera in tempo di epidemia

La scelta di organizza(ma)re

Ci ho pensato.
Non è insensibilità di fronte ai drammi del momento. Non è – non mi sembra almeno – desiderio di apparire bravi ed efficienti a tutti i costi (forse una punta di orgoglio ci sta, dentro, ma non è lo scopo primario). No.
Questa mia attitudine a mettermi a organizzare, a disporre, a tirare dentro è un modo “razionale” e meno sdolcinato possibile per tradurre un prendersi cura delle persone con cui lavoro o collaboro.
Lo è a scuola, per garantire il lavoro di tutti, lo è stato in Azione Cattolica, ai tempi dell’impegno “matto e disperatissimo” nazionale e regionale, lo è negli staff in cui mi ritrovo a stare. Alla fine mi scatta la modalità “organizzativa” inclusiva.
L’ho assorbita dalle persone con cui ho lavorato (non intendo i lavori retribuiti, e quindi sono tanti quelli in cui mi sono cimentata), tante persone di formazione diversa e di indole diversa, abituati a ritmi intensi, a metodiche precise, o con grande creatività e ampie competenze professionali.
Come al solito ci ho messo dentro la mia formazione (classica ampia, poi solo in ultimo filologica), le mie tante curiosità, il mio desiderio di imparare sempre da tutto e da tutti.
Da alcuni in particolare (la mia scuola prima della scuola è stata per molte cose l’Azione Cattolica) ho però imparato che servire l’organizzazione è – rispetto ad esempio alla formazione – stare un passo indietro e far andare avanti tutti, ciascuno di qualche passo avanti rispetto a dove si trova. E poi l’ho ritrovato a scuola. Provare a dare valore agli altri mettendo in luce le cose positive che possono fare / dare. Cercare di mettere in circolo le competenze perché ci sia una tradizione, un passaggio – esplicito e implicito – tra chi c’è ora e chi ci sarà dopo.
Ecco. Anche in questi giorni di stallo, di sgomento, penso sia un esercizio – anche spirituale – consentire agli altri di fare un passo avanti. Abbiamo bisogno di pensare in avanti, di progettare, senza per questo passare per scriteriati, o insensibili, o irrispettosi del dolore di chi preferisce ritrarsi in disparte. Abbiamo bisogno di sentirci gruppo capace di fare qualcosa di importante, anche se piccolo, anche se a distanza. Abbiamo bisogno di razionalizzare le energie e gli sforzi in maniera efficace e serve qualcuno che “apparecchia” in modo che sia tutto pronto. Quanto meno ne ho bisogno io.
Dando certo valore alle priorità. Mi piace pensare che sia una forma di resilienza.
Questa è la ragione della mia scelta.

Finestre speciali

Una delle cose che mi rende professionalmente più orgogliosa in questi ultimi anni è curare la redazione del sito degli Italian Writing Teachers. Come sia possibile, dopo una tappa di verifica e assestamento, che si porti avanti a distanza un lavoro così, è ancora motivo di stupore e felicità, e non smetterò mai di esprimere stima e gratitudine per le mie compagne di Redazione e per il gruppo di colleghi meravigliosi, dentro e fuori lo Staff, che offrono contributi ricchi e significativi di settimana in settimana.
Lavorando di anticipo riusciamo a garantire il nostro appuntamento fisso, circa ogni lunedì, anche in queste settimane strane, dove tanti insegnanti si sono rimboccate le maniche per poter portare la propria voce ai propri studenti e per continuare a sentire la loro.
Ci eravamo illusi che stando a casa avremmo avuto più tempo per studiare, leggere, scrivere, raccontare il nostro nuovo modo di fare Laboratorio di Lettura e di Scrittura a distanza, ma siamo stati travolti dall’emergenza – non certo in prima linea come tanti professionisti della sanità, che non ci stancheremo mai di ringraziare, e di altri preziosissimi lavori – ma un po’ più indietro, a fare da collante alle nostre piccole comunità. E molti di noi stanno sostenendo i colleghi e le scuole in ambito digitale.
Procederemo, quindi, come potremo – e per forza di cose in ordine inverso rispetto al solito – nell’aggiornamento della nuova pagina “Io resto a casa“, in cui raccoglieremo in pillole quello che ci stiamo raccontando nel gruppo fb degli IWT su Didattica a Distanza e Writing & Reading Workshop.
Chiedendo allo schermo di diventare ancora di più, se possibile, una finestra spalancata.

BiblioLab Donatello

C’è un luogo che sto costruendo piano piano. Progettato, messo in piedi, ampliato, allargato con finanziamenti e campagne. È la Biblioteca Scolastica Innovativa della mia scuola Secondaria di I grado, BiblioLab Donatello. La cui inaugurazione slitta, di stagione in stagione. E slitterà ancora, perché catalogare i libri a distanza non è possibile.
Nei progetti che l’hanno accompagnata c’è stato un laboratorio finanziato dal PON (“Storie da raccontare”) grazie al quale abbiamo costruito il sito con Google Sites. E ora nel laboratorio extracurricolare “Digital Storytelling” in seno al progetto “Cantiere nuova didattica” della Fondazione Cariverona continuiamo ad alimentarlo.
Abbiamo presentato il sito durante l’Open day di quest’anno, e in questi giorni lo abbiamo pubblicato, anche se alcune sezioni interne sono in aggiornamento (proveremo a lavorarci a distanza con i ragazzi).
Perché la Biblioteca è fisicamente chiusa, dentro la scuola chiusa, ma i lettori no, la rete li tiene in contatto, e allora possiamo, insieme, continuare a parlare e a suggerirci letture.
Se volete fare un giro, ci trovate qui.