Chi vuol essere lievito sia

Auguri in prestito per questo 2021 che viene.
Il primo – che dà il titolo al post – è un verso di Pino Marino (da “Calcutta”, hit del suo ultimo album “Tilt“). La metafora del lievito è potente e antica, senza lievito la massa non si attiva… Lascio a ciascuno l’applicazione che preferisce per la propria situazione di vita.

Il secondo è un proverbio, che cerco di mettere in pratica e che questo 2020 forse ci ha spinto ad esercitare più di altre volte (e per questo ringrazio): “fare di necessità virtù”. Se ne possono richiamare altri, di inviti, di precetti, di massime di vita, ma le virtù mi stanno a cuore. Un tempo mettevano d’accordo la sfera religiosa e quella laica, come ricorda l’Allegoria del Buon Governo di Ambrogio Lorenzetti nel Palazzo pubblico di Siena. Che tornino ad essere un orizzonte comune, il motore del nostro impegno, il sentiero da battere nello sforzo di “tradurre” ogni situazione problematica.

L’ultimo è la foto di un germoglio (questa è di Ngo Minh Tuan da Pixabay): anche nel pieno dell’inverno volevo un’immagine di rinascita, di forza nella debolezza, che desse radici alla speranza.

Buon anno nuovo!

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Visite virtuali

In queste settimane e in quelle di gennaio avremmo avuto ragazzi e famiglie in visita alla nostra scuola, a vedere gli spazi di apprendimento, ad ascoltare frammenti di lezioni, a conoscere la nostra offerta formativa. Quest’anno ci tocca esercitare la fantasia, come del resto viene richiesto a tutte le scuole di ogni ordine e grado, pertanto svolgeremo a distanza l’incontro di scuola aperta. Stasera ho concluso questo, ultimo lavoro scolastico del 2020. Per chi vuole farsi un giro senza muoversi da casa.

Un posto in cui “reagire”

Lo scrittore – sostiene Ralph Fletcher – si differenzia dagli altri perché reagisce ai pensieri, alle emozioni, alle cose che osserva e ha bisogno di un posto in cui registrare tali reazioni.
Ecco cosa sono i taccuini.
Ecco su cosa verteranno gli articoli del blog italianwritingteachers.it nel mese di novembre, nel momento in cui ci serve un ricostituente per lavorare con i ragazzi (perché non c’è miglior energetico delle storie per gli insegnanti lettori e scrittori).
Ne parlo nell’articolo redazionale appena uscito.
Buona lettura!

Progetto “AmarcorO”

5 aprile, in pieno lockdown.
ore 8.00 – guardo nel web esperienze di Virtual choir. Ad un tratto un flash: sarebbe bello poter riunire tutti i coristi del coro universitario di Macerata che dal 1993 al 2019 si sono avvicendati.
ore 9:00 – scrivo alla pagina fb del maestro Aldo Cicconofri per proporre l’idea.
ore 9:45 – Aldo risponde che possiamo lavorare alla proposta.
ore 18:00 – Aldo telefona: ha già le idee chiare. Dopo un breve consulto a tre (a cui partecipa mio marito Marco, ex tenore) si individua il pezzo. E la macchina organizzativa parte.
ore 21:30 – Creo il gruppo facebook “Virtual Choir UniMC”.
Il giorno seguente arriva l’indispensabile Gilberto Montali e aggiunge 100 contatti.
In tre giorni di passaparola i partecipanti sono 119 (altri 72 sono stati invitati) e altri privi di account Fb saranno raggiunti con altri mezzi. Un potenziale di almeno 200 coristi. Chissà se ci arriveremo!

È cominciata così un’avventura che ci ha consentito di incontrarci (ancora o per la prima volta) per celebrare la musica e un’esperienza gioiosa che ha contraddistinto – pur se in momenti diversi – la nostra gioventù negli anni della formazione universitaria, studenti Erasmus compresi. E per farsi compagnia durante il Covid-19.
L’entusiasmo dimostrato da tutte le persone contattate spulciando gli annali era comune, e in 83 si sono messe in gioco. La voce non era allenata per tutti, i timbri sono cambiati, registrarsi è stata una sfida, ma la voglia di esserci ha prevalso, anche se non tutti sono riusciti a partecipare. La macchina organizzativa ha avuto delle soste e delle riprese, ma alla fine, grazie a chi ha curato gli aspetti tecnici, abbiamo portato a termine il progetto “AmarcorO”.

È sempre una grande gioia per me mettere insieme le persone e in questo periodo buio lo è stato ancora di più. Una gioia che arriva dai volti dei 32 soprani, dei 28 contralti, dei 13 tenori e dei 10 bassi, a cui si aggiunge quella senza fine di Laura, ormai avvezza ai cori angelici.

Godetevi, allora, Goodnight, Sweetheart, di Calvin Carter, James Hudson; arr. Robert Sund, diretto dal nostro mitico Maestro Aldo Cicconofri.


Gli anni che fanno luce

Una mia amica ieri ci ha mandato la foto di lei davanti a una torta piena di candeline che il figlio le aveva posato davanti. Stiamo distanti, ma ci vogliamo bene. Ho riconosciuto in un istante il luogo in cui è stata scattata la foto, quel sorriso lì che fa strizzare gli occhi. Mi sono immaginata uno scambio di battute tra di loro.
Nel commento ci ha scritto che ormai sono “gli anni che fanno luce”.
Nulla in confronto agli anni-luce, le ho risposto.
Ma subito dopo la battuta mi è sorto un pensiero: più procediamo con l’età più ci serve quella luce.
Perché le ombre aumentano (esperienze dolorose, rimpianti, persone che si allontanano o che muoiono, momenti di sconforto…), sembra che ci sovrastino e il coraggio a volte viene meno. Abbiamo bisogno di più luce, di qualcuno che ce la porti quando da soli non la troviamo, di esperienze di chiarore condiviso. Ciascuno attinge dove può: al sorriso di chi sta attorno, alla luce della fede, a un cielo stellato che ci copre la testa, a chi ci vuole bene…
E se a ricordarcelo è una torta scintillante di candeline, vuol dire che c’è una bella fetta di vita da celebrare e qualcuno che con gratitudine è pronto ad accendere una fiammella per noi.